Grain Storming
Pioggia, vento e grandine sui campi di Anticamente
Stanotte è stata una di quelle notti.
Il cielo si è caricato come una caffettiera, poi - improvvisa - l’eruzione della pioggia, addirittura la grandine. Per non parlare del vento, antipatico e rabbioso.
E io lì, in piedi a ciondolare per casa, che mi dico: Cosa mancherà alla raccolta del grano, un mesetto? E allora dai… Non rompere proprio adesso!
Oltretutto i campi di Altino quest’anno sono di una bellezza unica.
Lì dove in autunno ho riseminato l’Oroset, la popolazione evolutiva di grani teneri, ci sono spighe alte quasi un metro e ottanta. Un colpo d’occhio mozzafiato. E anche nei campi di Trepalade non va malaccio, nonostante sia una terra più difficile. Ma insomma fin qui abbiamo lavorato bene, al meglio delle nostre possibilità. E anche la stagione ha collaborato…
La natura fa ciò che vuole e questo rientra pacifico nell’ordine delle cose di Anticamente, però converrete che accettare il rischio di perdere tutto con 5 minuti di temporale è un bel rospo da mandare giù, no?
Mentre rimescolo pensieri, mi torna alla mente una conversazione recente, avuta con una persona che lavora per un grande mulino industriale.
Mi chiede: “Saresti in grado di garantirmi una quantità stabile di grano ogni anno?”
Gli rispondo: “Ovviamente no. Dipende dall’annata, dal clima, dal terreno, da mille fattori.”
E lui: “Allora non ci può essere collaborazione tra la tua realtà e la mia. La mia ha bisogno di costanza.”
“Ma secondo te la mia realtà ama surfare sulle onde del dubbio?” gli ho detto. “In agricoltura non si può pretendere la matematica certezza. Mentre tu parli di grano come se non venisse dalla terra ma dalla stampante 3D.”
Ha alzato le mani. Nel suo mondo i conti tornano sempre.
Devono tornare, ok. Ma perchè nessuno si chiede come e a che prezzo collettivo?
Nel mio mondo invece i conti sembrano non tornare mai.
E quando arriva una notte come quella di ieri, o un pomeriggio come questo, la domanda prende forma, che io voglia o no:
non è solo questione di conti, ma di energia. Se dovessi perdere tutto anche quest’anno, troverò forza per ricominciare ancora? Perché dovrò cercarmela da solo - questa forza.
Fare questo mestiere, in questo modo e in Italia, significa accettare l’esposizione ai rischi del cielo e la solitudine normativa.
In pratica sei in balìa sia della base che dell’altezza del mondo in cui cerchi di strutturarti per contribuire al benessere collettivo.
Significa sapere che se qualcosa va storto, sei solo — e che lo Stato, quello stesso che dovrebbe avere a cuore la transizione ecologica, non ha ancora capito che tutelare chi lavora così è nell’interesse di tutti, non solo di chi semina.
È una consapevolezza da rigenerare ad ogni difficoltà. Non è rassegnazione, anche se gli somiglia a volte.
Ma in realtà è una scelta che si rinnova. Oggi la sto rinnovando.
Vi aggiorno appena so come stanno i campi. Gli ordini sono aperti.
Ciao
Damiano
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Lo so che i social sono il male assoluto. Ma si può usarli anche bene. 🙂



